

| Dosaggio | Confezione | Prezzo per dose | Prezzo | |
|---|---|---|---|---|
| 0,25mg | 20 compresse | €6,91 | €137,98 Miglior prezzo | |
| 0,25mg | 16 compresse | €7,05 | €112,81 | |
| 0,25mg | 12 compresse | €7,50 | €90,25 | |
| 0,25mg | 8 compresse | €8,51 | €67,68 | |
| 0,5mg | 32 compresse | €9,24 | €295,92 Popolare | |
| 0,5mg | 16 compresse | €9,73 | €155,33 | |
| 0,5mg | 8 compresse | €12,45 | €99,79 |
L’iperprolattinemia con prolattinomi, amenorrea associata a galattoressia e infertilità correlata a iperprolattinemia sono condizioni cliniche principali che giustificano l’uso della cabergolina. L’eccesso di prolattina interferisce con l’ovulazione, provoca amenorrea prolungata e galattorragia, compromettendo la fertilità. In tali contesti si ricorre a un agonista dopaminergico ad azione prolungata per inibire la secrezione prolattinica.
La cabergolina è un agonista dopaminergico derivato dall’ergot, con azione selettiva sui recettori D2. Agisce stimolando tali recettori nell’ipotalamo, riducendo così la produzione di prolattina dall’ipofisi anteriore. Oltre al trattamento dell’iperprolattinemia, è impiegata in particolari contesti per la gestione dell’acromegalia come adiuvante terapeutico. Il farmaco è disponibile solo su prescrizione e richiede monitoraggio clinico e strumentale nel tempo.
La cabergolina è indicata principalmente per l’iperprolattinemia e per i prolattinomi. Riduce la secrezione di prolattina, migliora l’amenorrea e la galattoressia e favorisce la riapertura ovulatoria in pazienti infertili con iperprolattinemia. L’effetto farmacologico si traduce in una migliore regolarità mestruale e potenziale ripresa della fertilità, con un profilo di tollerabilità che guida la durata della terapia.
In alcuni casi di acromegalia selezionati, la cabergolina è usata come terapia adiuvante per modulare la secrezione di growth hormone in aggiunta ai trattamenti principali. La gestione terapeutica è individualizzata in base ai livelli ormonali, alla risposta clinica e al tolerabilità. L’uso richiede controlli periodici degli ormoni e della funzione riproduttiva, nonché una valutazione dei rischi cardiovascolari correlati al profilo del farmaco.
La cabergolina è controindicata in pazienti con ipersensibilità nota al principio attivo o ad altri derivati dell’ergot. Non deve essere impiegata in gravidanza se non strettamente necessario e solo con indicazione clinica rigorosa. È sconsigliata in presenza di malattie valvolari cardiache pregresse o attive e in condizioni che aumentano il rischio di valvulopatie fibrosi.
Durante la terapia è fondamentale una valutazione cardiaca iniziale e, nei pazienti a rischio o in trattamento prolungato, ecocardiografia periodica per monitorare eventuali alterazioni valvolari. Nei soggetti con insufficienza epatica lieve o moderata o in età avanzata, è necessario aggiustare il dosaggio in base alla tollerabilità. L’associazione con altre terapie dopaminergiche o con farmaci antagonisti della dopamina richiede cautela estrema e stretta sorveglianza clinica.
Molto comuni e comuni includono: nausea, cefalea, vertigini, stanchezza, ipotensione ortostatica e disturbi gastrointestinali come dispepsia o stipsi. Possono verificarsi anche rinite o congestione nasale e alterazioni del sonno.
Non comuni e rari comprendono disturbi del sonno, sonnolenza e tremori, cambiamenti dell’umore o irritabilità, nonché disturbi psichiatrici di lieve entità. In uso protratto o ad alte dosi possono emergere alterazioni comportamentali, incluso impulso a comportamenti anomali. Rari segnali di valvulopatia o fibrosi pleurica sono descritti soprattutto con terapie di lunga durata e dosi elevate; segni respiratori o cardiaci richiedono immediata valutazione medica.
Interazioni rilevanti riguardano l’uso concomitante con antagonisti dopaminergici (metoclopramide, prochlorperazina, haloperidolo), che può ridurre l’efficacia della cabergolina e la sua capacità di controllare la prolattina. In presenza di tali terapie, la gestione va revisionata dal medico.
La cabergolina può interagire con altri agonisti dopaminergici o terapie ergotiche, potenziando gli effetti avversi come ipotensione o alterazioni comportamentali. In presenza di patologie epatiche o di terapie che potrebbero influenzare il metabolismo del farmaco, è consigliato monitorare la risposta clinica e considerare eventuali aggiustamenti di dose, sempre sotto supervisione medica. Non sono raccomandate automedicazioni o aggiustamenti non concordati.
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